Lavorare in rete
Le scelte metodologiche fondamentali che hanno guidato la realizzazione del progetto sono state le seguenti:
- il rifiuto della delega agli esperti e la valorizzazione dell'esperienza diretta dei formatori;
- l'approccio costruttivista;
- l'attivazione di gruppi di lavoro sul web.
Non delegare l'elaborazione delle idee
Una scelta di fondo del progetto è consistita nella valorizzazione dell'esperienza diretta dei formatori. Spesso gli enti di formazione quando si tratta di elaborare strudi, ricerche, riflessioni originali si affidano a esperti esterni, ricercatori di professione, docenti universitari. C'è una confusione in questo tra studiosi ed esperti. Il tipo di conscenza che queste due figure sono in grado di elaborare è diverso e spesso succede che chi ha esperienze dirette significative non le valorizza in modo adeguato.
Abbiamo quindi chiesto a tutti partecipanti dei gruppi di lavoro attivati di fare costante riferimento alle proprie esperienze dirette, spesso notevoli e spesso notevolmente discordanti rispetto alle teorizzazioni usualmente accettate.
In questo modo, per esempio, è risultato subito chiaro che il proliferare "teorico" di figure professionali specializzate nel campo della formazione corrisponde in realtà a una grande polivalenza dei ruoli (poche persone che fanno un po' di tutto) e che la maggior parte degli apprendimenti significativi avviene sul campo e non in aula. Di conseguenza anche i percorsi di formazione e certificazione delle comptenze dei formatori devono essere profondamente ripensati per essere realistici.
L'approccio costruttivista
Questa voluta vicinanza all'esperinza diretta e situata del lavoro dei formatori ci ha portato in modo naturale a privilegiare l'approccio costruttivista come sfondo concettuale e metodologico per tutto il nostro lavoro. Il costruttivismo è il quadro teorico che si è sviluppato specialmente nell’ultimo decennio come evoluzione delle teorie cognitivisti e connessioniste e che sta trovando ampi consensi e applicazioni sia in campo pedagogico che in ambito aziendale attraverso le esperienze e gli studi di autori come T.M. Duffy; S.Papert, J.Bruner, D.H. Jonassen, L.S.Vigotskij, B.G. Wilson, e altri.
Benché non sia questa la sede discutere sui principi e i metodi del costruttivismo, riteniamo opportuno riassumerne quelle linee essenziali che hanno ispirato la nostra decisione di proporre un progetto il cui nucleo centrale si fonda sull’attivazione di comunità di pratica. Il modello costruttivista rifiuta l’idea che il sapere sia formato da teorie espressione di un sapere astratto e universale che gli insegnanti devono in qualche modo vendere ad allievi che hanno serie difficoltà a scorgerne il senso e i nessi con la propria esperienza di vita e di lavoro.
Il sapere piuttosto:
- prodotto attraverso un lavoro di costruzione attiva da parte delle persone che riflettono sulle proprie esperienze.
- È collegato alle situazioni concrete che ne richiedono lo sviluppo e al processo stesso (la su a storia) con il quale viene costruito.
- Nasce essenzialmente dalla collaborazione, dall’interazione sociale e dalla comunicazione interpersonale. Il sapere è sempre un fatto storico e sociale.
La conoscenza è quindi (secondo J.S. Bruner) un fare significato e non un immagazzinare concetti già pensati e codificati da altri. Perché sia viva la conoscenza deve nascere sempre da un processo di elaborazione individuale e sociale. Questo approccio fa semplicemente scomparire il tradizionale problema del trasferimento della conoscenza dall’aula all’azienda perché è un problema che nasce dall’impostazione idealista degli educatori. Se l’apprendimento è contestuale, legato all’esperienza fin dalle sue origini, non c’è più nulla da trasferire perché il luogo della sua applicazione è lo stesso della sua elaborazione.
Lavorare sul web
Anche nel nostro paese si sta ora sviluppando un vera e propria scuola di pensiero riguardante l’utilizzo del web inteso come ambiente di apprendimento fondato sui processi di comunicazione (più che come deposito o canale di distribuzione di contenuti) che ha prodotto efficaci esperienze di formazione web–based sia in campo scolastico che aziendale. Gli animatori di queste esperienze sono specialmente grandi aziende, molte università e centri di ricerca tra i quali spiccano per creatività e sistematicità il Laboratorio per le Tecnologie Educative dell’Università di Firenze (Antonio Calvani e Mario Rotta) e l’Istituto per le Tecnologie Didattiche del CNR di Genova (G.Trentin).
Il mondo della formazione professionale è rimasto finora largamente estraneo a queste esperienze e riflessioni, frenato dai mille vincoli normativi tipici della formazione finanziata, da abitudini consolidate e difficili da modificare, dalla scarsa disponibilità di professionalità adeguate. Questa situazione sta però modificandosi e quindi il nostro progetto ha avuto anche lo scopo di permettere a aun numero consistente (quasi 80 persone complessivamente) di avvicinarsi per la prima volta concretamente alle modalità di lavoro e apprendimento in rete, sperimentandone in nmodo diretto le difficoltà e le possbilità.